Molto prima che i telefoni sapessero dire dove siamo, i radioamatori si erano gia' costruiti una rete per farlo senza dipendere da nessuno: ogni stazione manda ogni tanto un pacchettino con la propria posizione e una frase di commento, e chi ascolta se la annota. Funziona ancora oggi, su una frequenza sola, uguale in tutta Europa.
La differenza con un telefono e' tutta qui: non c'e' un servizio che puo' chiudere, non c'e' campo da avere, non c'e' abbonamento. Se due radio si sentono, le posizioni passano. Se in mezzo c'e' un ripetitore di questa rete, passano molto piu' lontano.
1Cosa vedi
Chi si e' fatto vivo, da dove, e cosa aveva da dire.
Con la radio sintonizzata sulla frequenza comune, ogni passaggio ricevuto diventa una riga: il nominativo di chi trasmette, la sua posizione e il commento che ha allegato. In una zona abitata, in mezz'ora, si mette insieme il quadro di chi c'e' in giro: mezzi in movimento, stazioni fisse, palloni, e i ripetitori della rete stessa che annunciano dove sono.
ricevereLeggere i passaggi
I pacchetti che la radio riesce a decodificare compaiono a schermo e si possono mandare anche al computer, per vederli su una mappa vera.
→ Questa parte richiede il circuito audio.
trasmettereFarsi vedere
La radio manda il proprio pacchetto di posizione con un commento, a comando oppure da sola a intervalli regolari.
→ Questa funziona anche su una radio non modificata.
ripetereFare da ponte
La radio puo' ritrasmettere i pacchetti degli altri, allungando la portata della rete in una zona che ne e' scoperta.
→ Scritto e funzionante al banco, non ancora collaudato in aria.
2La posizione da dove arriva
Domanda giusta, perche' la radio non ha un navigatore satellitare dentro.
La posizione si imposta a mano: si scrivono le coordinate del posto dove si sta e la radio le usa nei suoi passaggi. Per una stazione ferma - casa, un rifugio, un punto di ritrovo durante una manifestazione - e' esattamente quello che serve. Per un mezzo in movimento serve invece un ricevitore satellitare collegato alla radio, ed e' una cosa che oggi non c'e': quando sara' pronta, sara' scritto qui.
3Quando serve davvero
- Una manifestazione o una gara: i punti di controllo si annunciano da soli, e in direzione si vede chi e' dove senza chiamarli uno per uno alla radio.
- Un'escursione in gruppo: la stazione al campo base sa quali squadre si sono fatte vive e da dove, anche quando la voce non passa piu'.
- Una zona senza copertura telefonica: e' l'unico modo di far sapere dove si e' senza avere campo.
4I limiti, detti prima
Questo e' il modulo su cui siamo stati piu' severi in collaudo, e si vede.
- Non decodifica tutto quello che passa. Le stazioni forti e ben regolate si leggono quasi sempre; quelle deboli, o che trasmettono con livelli sballati, si perdono. Un ricevitore dedicato da cento euro fa meglio: qui stiamo chiedendo a una radio da quaranta euro di fare un lavoro per cui non era nata.
- Il livello audio conta. Nel firmware c'e' una manopola per regolarlo dal vivo proprio perche' ogni radio e ogni modifica sono diverse.
- Non e' un inseguitore in tempo reale. Le posizioni arrivano ogni tanto, non di continuo: e' una traccia a punti, non una freccia che si muove.
- Trasmettere richiede di essere autorizzati, e su questa rete si usa il proprio nominativo: non e' un posto dove stare in incognito.
5Il punto
E' una rete che esiste da prima del telefono in tasca e continua a funzionare per lo stesso motivo per cui e' nata: non chiede niente a nessuno. Poterla ascoltare e poterci entrare con l'apparecchio che si ha gia' in tasca e' un buon modo per capire cosa vuol dire, davvero, una comunicazione che non dipende da un operatore.